l’identità del servizio

L’asilo nido è un servizio di interesse pubblico nel quadro di una politica di tutela dei diritti dell’infanzia, finalizzato a promuovere lo sviluppo fisico e psichico (cognitivo, emotivo-affettivo e relazionale) del bambino e ad offrire sostegno alle famiglie nel loro compito educativo. tale servizio deve avere carattere di continuità, ovvero essere aperto per almeno 5 giorni a settimana e almeno 6 ore al giorno, per un periodo di almeno 10 mesi all’anno. È una struttura educativa destinata ai bambini di età compresa tra 0 mesi e i 3 anni e che precede l’ingresso alla scuola dell’infanzia.

Le finalità dell’asilo nido sono sostanzialmente tre:

  • educative: il personale del servizio affianca i genitori nella promozione della crescita dei minori, condividendo con loro un progetto educativo individualizzato;
  • sociali: il servizio offre ai bambini un luogo di relazione con i pari e con adulti di riferimento diversi da genitori e familiari;
  • culturali: il servizio si connota come luogo di promozione della cultura dei diritti dell’infanzia e offre un modello culturale che non opera discriminazione nell’erogazione del servizio.

Tali finalità assumono una rilevanza ancora maggiore in contesti caratterizzati da povertà educativa e da difficoltà dei genitori nello svolgere le funzioni di accadimento cura ed educazione della prole.

L’importanza di fornire adeguati servizi per l’infanzia, sin dai primi anni, è stata riconosciuta al livello europeo, attraverso gli obiettivi definiti dall’Agenda di Lisbona e la necessità definita dal Consiglio d’Europa per tutti gli Stati membri, di fornire servizi per l’infanzia in misura tale da coprire, entro il 2010, almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni. Tali obiettivi non sono stati raggiunti dall’Italia, come emerge dal Report Asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia Anno educativo 2014/2015 (ISTAT, 12 dicembre 2017): i posti disponibili coprono il 22,8% del potenziale bacino di utenza. Permangono, inoltre, differenze molto rilevanti fra Sud e il resto del paese: i bambini sotto i tre anni accolti in servizi comunali o finanziati dai comuni ammontano al 4,1%. Nonostante i primi anni di vita siano di cruciale importanza per lo sviluppo, in Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia.

Come emerge dal recente rapporto di Save the Children (“Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia”, marzo 2017), le maggiori privazioni educative per i minori si registrano soprattutto al Sud e sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa. Non sono, dunque, le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei minori, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie.